Voci da Lotus

Progetto narrazioni

lunedì, 17 aprile 2006
AZZURRO

Era in quel bar da quasi un’ora. Aspettava una ragazza che ormai non sarebbe più arrivata. Poi la vide, quasi per caso. No, non era la ragazza ritardataria. Era bionda. Ma non il biondo canonico. Era più un biondo bianco. Sì, bianco. La avvicinò, le chiese goffamente se aspettava qualcuno o poteva sedersi. La ragazza indicò distrattamente la sedia. La osservò: sembrava sognare ad occhi aperti, essere nel mondo e tuttavia da un’altra parte, su un altro pianeta, in un altro universo. Si schiarì la voce. Cominciava a provare una specie di repulsione nei confronti di quella ragazza, repulsione che tuttavia lo faceva sentire sempre più legato a lei. Fu lei a “rompere il ghiaccio”, come si suol dire. D’un tratto, del tutto inaspettatamente, iniziò a parlare. ‘L’azzurro è proprio un colore triste. Voglio dire, nessuno si è mai accorto che l’azzurro è il colore delle lacrime. Lo so quale obiezione mi verrà rivolta: le lacrime non sono che acqua e l’acqua è incolore. Risponderò con una domanda (sta a te decidere se retorica o no): di che colore sono i fiumi, i laghi, i mari, gli oceani? E poi, se noti, ho detto “il colore delle lacrime”. Ho usato il plurale.’. Si sentì in dovere di controbattere. ‘Ma l’azzurro è il colore del cielo.’. ‘Illuminato dal sole. In realtà il cielo vero è quello notturno, nero, blu quando Selene esce. Mai azzurro.’. L’appellativo greco lo fece tacere. Chi era mai quella ragazza? Forse una naiade smarritasi? Una ninfa che non riusciva a ritrovare la strada di casa? Poi lui fu travolto da qualcosa di simile a una rivelazione. Negativa. ‘I tuoi occhi sono azzurri.’, disse, triste. ‘Sì.’. Quel monosillabo li mise di malumore. Lui propose di andare a fare quattro passi, sotto la luna. In realtà disse semplicemente ‘Notte blu!’, guardando fuori. Lei accettò. Lui si alzò, prese dalla sedia dov’era appoggiato il cappotto di lei, rosa, e la aiutò a metterselo. Lei si infilò il cappello, rosso. Uscirono, mano nella mano. ‘Ti prego!’, disse lui, improvvisamente molto agitato. ‘Non fare come la donna nella pozzanghera!’. Lei lo guardò. Non capiva. Lui si calmò e disse: ‘C’è un racconto di Landolfi, in realtà un metaracconto, in cui c’è questa donna che interpreta il mondo attraverso i vari colori. Bene: questa donna molto poetica, alla fine, viene risucchiata nell’acqua di una pozzanghera. Ti prego, non fare la stessa fine!’. Lo sguardo di lei si raddolcì. Sorrise. Disse: ‘Non esco mai quando piove!’.

Postato da: Nimor a 20:45 | link | commenti (1) |

 

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